SIAMO IN PISTA PER KORTO MERCATO CANAVE-SANO !!! ANZI SANISSIMO

KortoMercato è una nuova offerta di sapori e saperi contadini che diventerà un’appuntamento fisso tutti i giovedì a partire da fine giugno.

Tale forma di mercato è ideata per la promozione, la conoscenza e la valorizzazione delle produzioni di qualità del territorio, valorizzando la filiera corta agroalimentare e le produzioni artigianali, per un incontro diretto tra produttore e consumatore che produce reciproci vantaggi.

VI ASPETTIAMO GIOVEDI PROSSIMO 27 GIUGNO PER L’INAUGURAZIONE ANCHE CON IL NOSTRO OROSIA ERBALUCE DOCG VENDEMMIA 2018 IN DEGUSTAZIONE.

VENITE DALLE 15,30 alle 18,30 IN PIAZZALE CARREFOUR A BUROLO (AL FONDO PRIMA DEL DECATHLON).

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ERBALUCE DAY 14 GIUGNO 2019

OROSIA sarà presente alla giornata dell’Erbaluce 2019.

Organizzato da Confagricoltura in collaborazione con Camera di commercio e Consorzio di tutela dei vini Caluso, Carema e Canavese ERBALUCE DAY – VENERDÌ 14 GIUGNO A PALAZZO BIRAGO DI TORINO
Confagricoltura Torino, con la collaborazione del Camera di commercio di Torino e il Consorzio di tutela dei vini Caluso, Carema e Canavese organizza per venerdì 14 giugno la nona edizione dell’”Erbaluce Day” dedicato all’Erbaluce, vino di eccellenza e dalle potenzialità straordinarie della viticoltura canavesana. L’appuntamento per quest’anno è a Palazzo Birago in Via Carlo Alberto 16, sede della Camera di commercio di Torino, con la quale si è consolidata da anni una grande collaborazione.
Dopo la presentazione ai giornalisti e ai professionisti del settore dell’annata 2018, con i dati di produzione e commercializzazione delle denominazioni dei vini torinesi, dalle 18.30, nel cortile del palazzo barocco concepito da Filippo Juvarra, il pubblico potrà degustare i calici delle tre tipologie di Erbaluce – fermo, spumante, passito – in abbinamento ai prodotti tipici del territorio canavesano.
“Grazie soprattutto al lavoro delle aziende nostre associate ogni anno con questo evento riusciamo a far conoscere e apprezzare una delle eccellenze più preziose della vitivinicoltura”, afferma il presidente di Confagricoltura Torino Tommaso Visca. “I prodotti in degustazione durante l’evento del 14 giugno sono ottenuti dalle aziende più affermate sul mercato nazionale ed esportati anche all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. Aver oltrepassato i confini dell’Europa ci rende orgogliosi e soddisfatti per l’opera di promozione che sviluppiamo anche attraverso questo evento”, aggiunge Visca.
“Siamo molto lieti di ospitare nella nostra sede questo evento di valorizzazione di una delle nostre eccellenze vitivinicole più note e apprezzate – conferma Vincenzo Ilotte, Presidente della Camera di commercio di Torino – Da anni con la selezione Torino DOC, che raccoglie nella sua ultima edizione 45 aziende e 146 vini, lavoriamo proprio per individuare i migliori testimoni delle 7 denominazioni d’origine presenti sul territorio e per promuoverli in Italia e all’estero, anche in abbinamento con i nostri
migliori prodotti tipici. Insieme a quanto realizzato dai nostri Maestri del Gusto e dai casari della selezione Torino Cheese, con i vini Torino DOC completiamo un quadro che posiziona il torinese tra le destinazioni enogastronomiche emergenti”.

 

CANTINE APERTE DOMENICA 2 GIUGNO

Anche quest’anno LA MAGNOLIA sarà aperta agli iscritti del progetto SLOW FOOD “ERBALUCE L’ORO DEL CANAVESE”.

Più OROSIA di così….

Per informazioni e prenotazioni info@cantineanordovest.com

Leo        +39 335 6365593

Roberto +39 340 3757305

In ogni caso vi aspetto con prodotti tipici oltre all’Erbaluce.

Emanuela

 

LA STORIA DI LORENZO SALVATORI | CONVEGNO “IN UN VANO PENSIERO”

16 marzo 2019

L’affascinate storia di Lorenzo Salvatori nell’intervento di Gabriella Ricciardi, autora Rai, e madre di Lorenzo, raccontata al convegno “In un vano pensiero” – Conversazioni di inverno su stili e progetti di vita nella  3^ edizione de  “I giorni di Orosia  2019”  diretto da Emanuela Piovano e svoltosi a Bollengo. Un intervento e una storia che hanno commosso tutti.

Tutte le storie hanno un inizio, una nascita, e anche questa parte da lì, dal 19 settembre 1989, giorno in cui è nato Lorenzo. Anche se ogni parto è un racconto che si annuncia unico, epico, il mio lo è stato quanto gli altri, col suo corredo di gioia ed emozioni. La diagnosi sarebbe arrivata 11 anni più tardi, nel 2000, ma andiamo con ordine.

Un bambino che piange molto, vuole stare sempre in braccio, non mangia, ma non come dicono le mamme apprensive, non mangia proprio niente. Mi preoccupo e questa preoccupazione fa sì che comincino una ridda di analisi che ci porteranno a un’operazione completamente inutile, ma molto invasiva. Lorenzo ha un’angioma, almeno sembra, loro la chiamano massa, di 2 centimetri per 2 nel fegato. Ed è quell’almeno sembra che rende necessaria, a detta dei medici, l’operazione. Vi risparmio come si arrivò a questa conclusione perché furono due mesi difficilissimi, ma a quattro mesi lo operano (con il mio confuso avallo visto che la parola massa allude ad altro) tagliandoli la pancia in due. Il pediatra mi chiamerà tempo dopo in preda ai rimorsi per chiedermi scusa, probabilmente ha reso un gran favore alla sua carriera, molto meno a noi.

L’operazione segna uno spartiacque in questa nostra storia. Al ritorno a casa ero terrorizzata e ossessionata dalla Favola del figlio cambiato (quella di Pirandello nei Giganti della montagna). Pensavo ossessivamente che lo avevo fatto molto carino e che me lo avevano cambiato. Piangeva come prima, ma mi ero convinta che l’operazione aveva spezzato una conoscenza che si stava approfondendo tra noi due. Era come un ballo dove all’inizio i due inesperti ballerini non fanno che pestarsi, poi i giorni ci stavano insegnando un altro ritmo, poi quel taglio aveva cambiato tutto, perché non potendolo allattare, dovendolo tenere a digiuno per l’operazione, credevo che Lorenzo si fosse sentito abbandonato da me, peggio tradito. Ero una madre che non sapeva proteggere suo figlio. Questo almeno era quello che pensavo. In estate, sulla scorta di letture intense quanto drammatiche per me di Françoise Dolto, una psicoanalista francese dell’infanzia che è stata la prima a parlare di anoressia neonatale, arrivo a formulare una diagnosi: Lorenzo in seguito all’abbandono soffre di anoressia infantile. Ci vorranno ancora molti anni per scoprire cosa è successo in quei primi difficili tre anni di vita di Lorenzo, ma quell’ipotesi mi permise di andare a Via dei Sabelli, a Neuropsichiatria infantile, a Roma e non solo, un’istituzione. Mi offrirono una terapia madre-bambino somministrando anche dei test a Lorenzo dai quali risultava un lieve ritardo cognitivo e della crescita. Io me ne ero accorta, perché Lorenzo non giocava mai che per pochissimo tempo con lo stesso gioco; era inquieto, disattento, si calmava solo passeggiando, stando fuori, stando con me. Il padre non condivideva nulla della mia feroce preoccupazione. Ero sola e sola andavo a San Lorenzo. Non guidavo pur avendo la patente, e con il bambino in braccio, salendo e scendendo da autobus e tram per andare alla terapia, credo 3 volte a settimana, mi sentivo come Ida della Morante con Useppe in braccio, in una Roma bruciata dalla guerra. Perché io ero in guerra anche se non sapevo con chi. Lo psichiatra che vedevamo era un uomo non a caso: avevo bisogno di condividere preoccupazioni e spaventi con una figura che non c’era nella nostra vita. Lorenzo si svegliava 12, anche 14 volte a notte, ero stremata e quindi il terrore si annidava più facilmente dentro di me. Piano piano, presi coraggio, cercai un altro pediatra che individuò nelle otiti frequenti e dolorosissime il problema. Lorenzo cominciò a mangiare, io cominciai timidamente a guardare fuori, a riprendere la mia vita e decisi, nell’estate in cui Lorenzo avrebbe compiuto 3 anni, di separarmi. Non avevo un lavoro, avevo solo Lorenzo. Tornai dai miei genitori e ricominciai a camminare, mi innamorai.

Ma l’asilo di nuovo mise in luce la diversità e quando, come dice Pontiggia nel suo per me preziosissimo Nati due volte, “si è feriti dalla diversità, la prima reazione non è di accettarla, ma di negarla.”

Io non la negavo, l’avevo affrontata con me stessa e mi tormentava. Ero schiava dei sensi di colpa. Furono le maestre a obbligarmi a guardare al futuro e fu così che dopo la prima valutazione psicologico comportamentale fatta in ospedale in lunghe sedute di osservazione e gioco, a Lorenzo dalla prima classe fu assegnato il sostegno. Intanto intorno a me non si era ancora smorzata la diffidenza che assegnava a me soltanto delle “paturnie” che mi facevano vedere ed “esagerare” le cose. Andavamo alle feste e lui era l’unico bambino che non voleva mai separarsi da me. Si sedeva e guardava gli altri giocare, forse aveva già chiaro che la sua inadeguatezza, per lo meno in quello che da lui ci si aspettava, la poteva governare isolandosi e non mettendosi in gioco. Allora l’ho mandato a fare di tutto: laboratori teatrali, psicoterapie di ogni sorta, più tardi scout, viaggi già dai 10 anni, quando sembrava che lo deportassero invece di andare per 15 giorni con il WWF, pallavolo con i suoi compagni, ecc. Ovviamente le terapie: un ciclo solo di logopedia, molti di psicomotricità. Lo accompagnavo la mattina prima della scuola per lui e del lavoro per me. A volte pensavo a un disturbo dello spettro autistico – andavo a prenderlo a scuola ed era l’unico a non correre tra le mie braccia – a volte erano altri ad avventurarsi con le diagnosi, ma non c’era nulla che spiegasse tutto e non confliggesse con alcuni elementi del quadro e stavamo daccapo. Ero molto impegnata a vivere, perché ero una giovane donna innamorata; lavoravo ed ero sempre con Lorenzo. Facevo i compiti con lui, giocavo con lui, viaggiavamo  insieme al mio compagno che viveva con noi e lo adorava, lo portavo ovunque, gli leggevo delle storie e cominciavo non solo a soffrire di quello che mancava, ma a godere di tutto quello che Lorenzo mi regalava seppure con molta fatica. È stato allora che qualcosa è cambiato. Lorenzo inventava continuamente delle storie: parlava al telefono con interlocutori immaginari, aveva delle passioni: si travestiva, aveva un armadio dei travestimenti, sceneggiava delle storie e mi attribuiva le parti e le battute; gli piaceva fare il torero e il cameriere.

Io lo incoraggiavo in tutte queste arti perché intuivo che gli restituivano una sua specialità, unicità, che la strada non era quella di diventare normale, ma quella di diventare se stesso. Intanto Lorenzo cresceva, anche se cresceva molto poco in altezza. Era piccolo, anche i suoi comportamenti, la sua evoluzione era più lenta, anche se era un gran osservatore della realtà e di se stesso e non faceva che sorprendermi dicendomi cose che erano versi come: la pioggia è una culla quando al mattino non voleva uscire per andare all’asilo perché fuori faceva freddo e pioveva; oppure guardare le prime gocce di pioggia cadere sul vetro della macchina, dove passavamo molto tempo per andare da una terapia all’altra, ai controlli, dal dentista, dall’oculista,ecc. e dire che erano delle zampette di un cucciolo di cane. Mi faceva cioè vedere delle cose che io non vedevo, oppure me ne faceva vedere la parte che restava nascosta; oppure senza essere carnevale, preso dalla sua passione per Dracula, mi accompagnava al supermercato così vestito, con le cassiere che gli domandavano cosa ci facesse in giro di giorno, oppure gli mostravano di aver paura e lui: ma io sono buono, niente sangue solo succo di pomodoro.

Agli 11 anni arriva la diagnosi: Sindrome di Noonan. Al momento se ne sapeva davvero poco, era quasi solo un nome per me. Mi diceva poco su Lorenzo, cosa fare, come aiutarlo. Ma quello per cui ho volentieri accettato l’invito così generoso di Emanuela, non è per raccontarvi come siamo arrivati a capire tutte o almeno alcune delle cose che riguardano Lorenzo, ma cosa abbia significato questo nostro cammino, questo viaggio. Nel buddismo si dice che ognuno di noi si incarna nella migliore delle condizioni possibili atte a scoprire la propria lezione, una virtù da apprendere e un difetto da superare in questo nostro fugace passaggio sulla terra. Certo ognuno di noi è portato a pensare che meglio sarebbe stato nascere in una famiglia meravigliosa, ricca, in un luogo piacevole e via dicendo, ma invece Lorenzo aveva scelto me per venire al mondo e quindi la domanda era cosa dovessi imparare io da lui e lui da me in questo nostro reciproco accompagnarci. Queste domande hanno favorito una seconda nascita, mia e di Lorenzo. Qual era la strada che mi indicava Lorenzo?

Senz’altro che la responsabilità di lottare per la sua felicità veniva ancora prima dell’amore, cioè era qualcosa a cui non potevo sottrarmi. Ma cos’era allora che io potevo dare e insegnargli? A essere se stesso e a coltivare i propri talenti e sogni senza misurarli con la presunta pienezza di quelli degli altri.

Voglio leggervi un passaggio dal libro di Pontiggia, un testo che per me è stato un portolano, un viatico. In questo brano due sgomenti genitori (lo stesso autore e la moglie) ascoltano il medico a tre mesi dalla nascita del loro figlio che a causa della sofferenza al momento del parto, avrà gravi deficit motori. “Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte e il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita.” Quindi quale sarebbe stata la mia rinascita? Amare senza risparmiarsi e senza giudicare. Abbattere le mie aspettative di genitore, smettere di aspettarmi una pagella impeccabile, che si fosse iscritto all’Università, che fosse stato il primo in uno sport o altro, che non mi cercasse sempre e continuamente con lo sguardo quando eravamo fuori o quando lui era impegnato in qualcosa.

Non è stato facile, e non lo è nemmeno ora. Spesso ho sentito pungermi il dolore.

Amo Simona,  la figlia della mia compagna, eppure il giorno della sua laurea sentivo oltre alla gioia la pena e mi chiedevo come sarebbe stata un’altra vita. A volte me lo chiedo ancora. Ma le aspettative sono quello che uccidono i talenti dei propri figli, soprattutto se disabili.

La cesura tra il mondo dell’”infanzia” e quello dell’età adulta è la fine della scuola, ossia degli studi superiori. Si apriva un tempo tutto da scoprire e inventare, un tempo largo di cui avevo molta paura, perché io sarei stata al lavoro e Lorenzo? Lui voleva presentarsi alle selezioni per la Silvio D’Amico. Aveva continuato a studiare recitazione, fare spettacoli. Era bravo, ma l’Accademia con i suoi soli 22 posti era un luogo difficile, se non impossibile per lui. Ci buttiamo, cerco l’attrice che lo preparerà. Per tutto luglio e poi settembre sentirò provarli La proposta di matrimonio di Cecov. Lorenzo cresceva nell’interpretazione, era possibile. Passa la prima selezione, ma non quella che riguarda i movimenti corporei.  Non si dà per vinto. Ci presentiamo a ogni sorta di audizione per Accademie di recitazione. È chiaro che nessuno degli esaminatori ha il coraggio di porre delle domande dirette, e sono spaventati dalla disabilità che percepiscono anche se riconoscono il suo talento, ma non sanno definire dove sta la difficoltà e preferiscono non rischiare, a volte offendendo, a volte stupiti che ci siamo presentati. Io invece ho sempre scelto la strada più difficile: dare alle cose il loro nome. Con Lorenzo abbiamo sempre usato la parola disabilità ogni volta approfondendola, entrandoci, discutendola, cercando di capire cosa raccontava della persona con disabilità. All’inizio Lorenzo non voleva che la dicessi, ora ci fa dell’ironia. Dice di se stesso, quando a volte lo sorprendo a non far nulla e gli chiedo cosa pensa, lui mi risponde che aspetta il pulmino dell’Afass per portarlo fuori insieme al suo gruppo di disabili. E ridiamo insieme dei versi con cui accompagna la frase che pronuncia accentuando difficoltà che lui non ha e inventa. Poi io alzo gli occhi al cielo e dico disabile, mooolto disabile. E lui se non chiudo con questa battuta, me la chiede.

Tornando a dove eravamo, sceglie il corso di Scarpati, ma quella non poteva essere l’unica via.

Ci vorrebbe troppo tempo per raccontarvi dell’altra strada, ossia il CFP a Capodarco, i tirocini, quelli di mantenimento (da 4 anni tirocina in Biblioteca dove è felice), ma è stata ed è una battaglia difficilissima con uno Stato che chiede sempre e solo alla famiglia, a me, di occuparmi di tutto.

Si presentò anche una seconda volta alla D’Amico, avevamo così stabilito, due e poi basta.

Nel frattempo aveva finito la lunghissima terapia ormonale (i bambini e poi ragazzi Noonan hanno problemi di scarso accrescimento e lui in prima media sembrava un bambino piccolo) e quindi anche i frequentissimi strazianti day hospital (a volte anche 12 ore in ospedale) cominciavano a spaziarsi. Si tirava il fiato.

Sono tante le persone in questo viaggio che devo ringraziare, ma una è qui con me, Antonia, anche lei madre.  Non c’è stata altra persona con la quale abbia discusso tanto, fino in fondo, senza infingimenti, del valore, delle difficoltà, del peso, della bellezza, della claustrofobia dell’essere madre, e non c’è stata altra persona che mi abbia così sostenuta nelle scelte e nelle difficoltà di interloquire con un figlio che cresceva e voleva essere felicemente se stesso, non tristemente se stesso.

È  stata lei a trovare L’Arte nel cuore, l’Accademia dove Lorenzo studia da sette anni che prepara professionalmente al mestiere dell’attore ragazzi disabili e normodotati. È un’Accademia unica che sta dando a molti di loro reali occasioni professionali. Per Lorenzo una svolta molto significativa. Un mondo da condividere, dove essere se stessi, dove non gli si chiedeva di nascondere la disabilità, ma di esplorarla e farne un punto di forza.

Con l’Accademia ha girato un film, Detective per caso.

In queste foto è sul red carpet dell’Auditorium Parco della Musica durante la Festa del cinema di Roma.

Il film è uscito in tutta Italia, e ha impegnato i suoi giovani attori in presentazioni, conferenze stampa dove ho visto Lorenzo trasformarsi in mattatore. Quest’estate poi è arrivata una conferma del suo talento attoriale: Pupi Avati lo ha scelto per il suo ultimo film, Il Signor Diavolo(che uscirà tra poco) dove ho visto con quanta professionalità e bravura Lorenzo è ormai diventato un attore.

Ma allora torno a pormi e a porvi la stessa domanda: qual è stato ed è il senso profondo di questa avventura extra ordinaria?

Il senso è nel viaggio, non nella meta. Il senso è nell’amore che non può fermarsi al giudizio negativo, o all’etichetta che esprime una diagnosi. Io ero una ragazza con i piedi e la testa nel cielo, pochissime radici a tenermi dritta sulla terra. Lorenzo è stato la radice, mi ha insegnato a non escludere la possibilità di farcela; ma soprattutto, e più di quello che siamo riusciti a fare e ad essere, io volevo essere accoglienza, porto, sicurezza per lo slancio, perché ho maturato questa radicale consapevolezza e cioè che non c’è spreco nel darsi. Se avessi perseguito la mia strada, e non vi nascondo che ho una pena per questo, diciamo una consapevole pena che non la diminuisce però, ma avessi trascurato quella di Lorenzo che non aveva la possibilità di tracciarla da solo, i miei traguardi sarebbero stati monchi e sterili, perché una vita che si spende solo per se stessa, cioè che non genera altre e diverse fioriture non la credo pienamente espressa, perché nessuno deve restare indietro. Abbiamo tutti la nostra occasione di responsabilità, il nostro pezzetto di corda da tirare.

E la rinascita di Lorenzo? Eccolo Lorenzo

Lorenzo non è triste. Anzi, Lorenzo è felice, gioioso, è consapevole della sua disabilità, ma è consapevole soprattutto che questa non è, non è più, un limite. Nell’incontro con l’altro è veramente alla pari: se incontra Pupi Avati, o un amico, o un’attrice famosa o sconosciuta con cui deve lavorare, lui è sempre se stesso. Non si vergogna, non si giustifica, non adopera filtri che lo facciano apparire diverso. È genuinamente simpatico. E non ha paura. Va ovunque senza porsi più il problema di risultare simpatico per “ingraziarsi” l’interlocutore. Affronta tutte le cose pensando di potercela fare o quantomeno di voler provare. Ha fiducia in se stesso. È a suo agio con il suo corpo, si piace.

Lorenzo è l’eroe della sua avventura extra ordinaria.

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Sul giornale Il Giorno l’articolo di Silvio Danese del 20 marzo che cita la testimonianza della mamma di Lorenzo.

 

 

I GIORNI DI OROSIA 2019 | FOTO DELLA 2^ GIORNATA

17 marzo 2019

La seconda giornata dei  I giorni di Orosia 2019“ si è tenuta nella Sala della Torre di Bollengo con la presenza di : Emanuela Piovano, regista, per kitchenfilm e ideatrice dei Giorni di Orosia _Sergio Luigi Ricca, sindaco di Bollengo_ Dominique Marchais, regista_ Roberto Li Calzi, produttore agrumi e fondatore del consorzio Le Galline Felici_Ercole Zuccaro, direttore Confagricoltura Torino – Susanna Cielo,  Progetto Orosia_Elena Testa, responsabile dell’Archivio Nazionale Cinema di Impresa_Renato Lavarini, coordinatore del sito UNESCO “ Ivrea, città industriale del XX secolo_ Armando Michelizza  già Assessore alla Cultura di Ivrea _Anna Kauber, regista- Alessandro Gaido, Presidente Piemonte Movie già fondatore di Glocal Film Festival.

CINEMA E INCONTRI

Convegno “La buona vita”.

Film “Nessun Uomo è un’ isola” di Dominique Marchais distribuito per l’Italia da Kitchenfilm.

Corti: “Il Dopolavoro di Fiat, Edison e Olivetti” dell’Archivio Nazionale Cinema di Impresa, il primo dei quali a firma di un giovanissimo Ermanno Olmi, formatosi proprio alla Edison come documentarista.

Film “In questo Mondo” vincitore della sezione DOC del Torino Film Festival 2018 di Anna Kauber.

 

“ I GIORNI DI OROSIA 2019 ” FOTO 1^ GIORNATA

Casa Magnolia _ Bollengo

16 marzo 2019

La prima giornata dei “ I Giorni di Orosia” è stata accogliente e intima, il convegno si è tenuto a casa Magnolia dal titolo “In un vano pensiero” -Conversazioni in Inverno su stili e Progetti di vita Questa è la settima edizione per la prima volta aperta a tutti.

Onorati dell’arrivo del vecchio e del nuovo parroco a fine serata è stata servita una buonissima cena all’aperto.

Il tutto in una cornice romantica sulla magnifica vista di casa Magnolia con il fuoco acceso per la polenta servita dalla Proloco e della torta finale con il nome Orosia preparata da Patrizia Sammartino.

La proloco di Bollengo ha poi consegnato a Emanuela Piovano la tessera socia d’onore della Proloco.

Entusiasti per il successo già aspettiamo il prossimo convegno.

 

 

3^ EDIZIONE | I GIORNI DI OROSIA 2019 | 16 -17 MARZO BOLLENGO (TO)

PROGRAMMA DEFINITIVO

La novità di questa terza edizione 2019 consiste nell’unire al convegno pubblico quello privato.

Da più di vent’anni la costituenda associazione OROSIA organizza un incontro dal titolo “Conversazioni in Inverno su stili e Progetti di vita” all’interno della CASA MAGNOLIA a Bollengo, residenza dei soci. In questa occasione viene allestito un piccolo palco in “cucina” dove alcuni personaggi scelti raccontano le loro storie alla presenza di 60 invitati.  Gli abitanti della Magnolia, animatori di Orosia, intervengono con un filo conduttore teatrale e musicale, facendo a loro volta il punto sull’anno passato insieme.

A questo evento dal 2017 si è affiancato il convegno I GIORNI DI OROSIA, in collaborazione con il Comune di Bollengo e la Pro Loco. Qui la riflessione sugli stili di vita si allarga a comprendere riflessioni sul territorio, i rapporti con il locale, il racconto più ufficiale di enti e personalità impegnati nella sua valorizzazione e scoperta.

Quest’anno il convegno privato sarà per la prima volta aperto al pubblico, e alcuni dei 60 posti saranno messi a disposizione per chiunque voglia prenotarsi.

SABATO 16 MARZO  BROCHURE DEL 16 MARZO

Ore 14,30 presso CASA MAGNOLIA – Apertura del convegno dal titolo “IN UN VANO PENSIERO” – Conversazioni in Inverno su stili e progetti di Vita.

Possono partecipare soltanto gli invitati e i prenotati a ingresso libero.

  • Interventi fino alle 20,00
  • Ore 20,30 Cena a cura della Pro Loco

DOMENICA 17 MARZO  BROCHURE DEL 17 MARZO

Ore 10,00 – presso la NUOVA TORRE di Bollengo – Apertura dell’evento dal titolo “LA BUONA VITA” – I GIORNI DI OROSIA 2019.

Ore 10,15 – Proiezione del film di Dominique Marchais NESSUN UOMO È UN’ISOLA, alla presenza del regista.

Ore 11,45 – Tavola rotonda con il regista, uno dei protagonisti italiani del film: Roberto Li Calzi della cooperativa agricola LE GALLINE FELICI di Catania e Ercole Zuccaro, Direttore Confagricoltura Torino.

Ore 12,30 – Viti”culture” a rapporto: Ilaria Salvetti racconta il suo Passito di Caluso Bio.

Ore 13,00 – Degustazione di Orosia, Salvetti e  Street Food davanti alla NUOVA TORRE a cura di Martino Motta Fré e Cascina dell’ALLAAS (Miasse e prodotti locali).

Ore 14,30 – Apertura della seconda parte del convegno: Susanna Cielo racconta il progetto Orosia

Ore 15,00 – Elena Testa, responsabile Archivio Nazionale Cinema di Impresa racconta i tre corti: IL DOPOLAVORO in tre realtà imprenditoriali: FIAT, OLIVETTI,EDISON con un inedito di Ermanno Olmi.

Ore 16,00 – Tavola rotonda COLTURE,CULTURE, MANIFATTURE:  PERCHÉ UN LUOGO È MEMORABILE  alla presenza del Sindaco di Ivrea Stefano Sertoli, del Sindaco di Bollengo Sergio Luigi Ricca, del coordinatore del Sito UNESCO “Ivrea, città industriale del XX secolo”, Renato Lavarini e di Armando Michelizza, già assessore alla cultura di Ivrea.

Ore 17,00 – Proiezione del film vincitore della sezione doc del Torino Film Festival 2018, IN QUESTO MONDO di Anna Kauber, alla presenza della regista e di Alessandro Gaido, presidente Piemonte Movie già fondatore di Glocal Film Festival.

Ore 18,30 – Chiusura dei lavori.

 

“IN UN VANO PENSIERO” | 7^ EDIZIONE CONVERSAZIONI IN INVERNO SU STILI E PROGETTI DI VITA

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Sabato 16 Marzo 2019

La 7^ Edizione del convegno “IN UN VANO PENSIERO”  CONVERSAZIONI IN INVERNO SU STILI E PROGETTI DI VITA  per la prima volta sarà aperto al pubblico sino ad esaurimento posti.  Prenotatevi per 16 Marzo 2019- Casa Magnolia -Bollengo (TO)  orosia@orosia.it

IN UN VANO PENSIERO | Come vedrete il vano non è poi così vano. Quando il pensiero si rinchiude, per paura, per atrofia, per disattenzione, e non per spensieratezza ! Per fortuna ci sono gli interventi dei nostri ospiti a rasserenarci.

Da Serafino, veterinario con un’esperienza inValchiusella, dove abbiamo abitato i primi anni anche insieme a lui,_ a Simone Corelli con la sua famiglia corelliana (e qui il cognome del padre è d’obbligo) perché come vedrete c’è tutta una continuità con il capostipite tenore,_a Gabriella Ricciardi, autora RAI, che ci racconterà la storia troppo affascinante di suo figlio Lorenzo,_a Giovanni Repetto, nostro vicino di Burolo, Responsabile del Servizio Istruzione e Servizi Educativi di Ivrea_ad Alessandro e Daniela, cugini di Matteo, che hanno inventato un sorprendente agriturismo. Infine la nostra Francesca Guidotti, che verrà apposta dal senese per raccontarci il suo eco villaggio, lei autrice del libro più esaustivo sull’argomento, già direttora di RIVE (Rete Italiana degli Ecovillaggi) e redattora di AAATerranuova.

Per non essere vani dunque ! e non invano attraverseremo ancora una volta questa settima edizione di Conversazioni in inverno, con l’accompagnamento e gli arrangiamenti di Cesare Teghillo.

 CONVEGNO 2019"IN UN VANO PENSIERO"| PROGRAMMA 

Ore 14,30 - Apertura
Prologo Serafino SCUERO "Inciampi in Val Chiusella" La porta magica Francesca GUIDOTTI  "La Torre di Mezzo" Leggere Letizia, Simone, Francesca e Lucrezia "Una famiglia ben temperata" Pensare Gabriella RICCIARDI  "Un’avventura extra ordinaria" pausa caffè
Ore 17,00 - Apertura Amori Celesti
Giovanni REPETTO "Beautiful thing" Le scelte Alessandro e Daniela "Il riposo del brigante" La relazione Conclusioni e confronti Ore 20.30 - Cena Polentata a cura della Pro Loco Accompagnamento musicale  di  Cesare Teghillo