GIORNI VICINI GIORNI LONTANI – “Le Finestre di Orosia”

il manifesto

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Giorni vicini giorni lontani 

Susanna Cielo , 11.10.2014 ALIAS

Set­tem­bre. in paese, i bimbi sono tor­nati a gio­care nei cor­tili della scuola. C’è pre­oc­cu­pa­zione per la ven­dem­mia a causa delle gran­di­nate e del tempo ano­malo dell’annata. Anche qui nella casa di Oro­sia ci pre­pa­riamo alla ven­dem­mia ed alla riu­nione dell’associazione per i pro­getti futuri.

Nel cohou­sing si è deciso di non acqui­stare più le ver­dure al cen­tro com­mer­ciale. Mas­simo e la moglie ven­dono le ver­dure della loro terra in un ban­chetto in paese e il sapore fa la dif­fe­renza. Giorni vicini, giorni lon­tani. A fine estate della mia infan­zia in cam­pa­gna, vado a salu­tare l’ortololano. Con l’elenco delle ver­dure det­tato da mamma pesto i pedali della bici­clet­tina sulla strada che sale al bric, alla sua capanna; vago nell’orto immenso cer­can­dolo tra filari e piante.

Lo ricordo magro e curvo, le rughe in volto e la siga­retta accesa, odore di terra e fer­ra­menta. È magia quel suo stac­care le ver­dure dalla pianta, estrarle dalla terra come crea­ture pre­ziose. «Al pros­simo anno signor ortolano».E con il mio oro nello zai­netto, giù dal sen­tiero, senza fre­nare, a casa. Al ritorno in città, ini­zia la scuola: odore di car­to­le­ria, di libro nuovo con pagine e illu­stra­zioni bel­lis­sime, di carta appena stam­pata; il grem­biule bianco sti­rato, il fiocco che sta su come una scultura.

La com­pa­gna di banco che ricordo con più affetto ha il grem­biule sem­pre un po’ mac­chiato, il fiocco molle, i capelli ricci, incolti; nell’intervallo divide con me quella sua focac­cia indi­men­ti­ca­bile, impa­stata dalla mamma, segno di amore pre­zioso e quo­ti­diano e della nostra amicizia.

Quando ci riu­niamo per l’associazione di Oro­sia, al tepore dell’ultimo sole pome­ri­diano, penso a quanto siano impor­tanti, nei nostri sogni e pro­getti adulti i momenti felici dell’infanzia. Par­liamo delle gior­nate della Serra. A Bol­lengo, ai primi di Set­tem­bre, si sono svolte le Gior­nate della Serra. È una mani­fe­sta­zione che dal 2010 si alterna annual­mente tra un comune del Cana­vese e uno del Biellese.

Valo­rizza in un’ottica eco­lo­gica il patri­mo­nio cul­tu­rale, turi­stico e natu­rale il ter­ri­to­rio di que­sti paesi, zona, tra le più sug­ge­stive della Serra More­nica. La morena si forma per accu­mulo di sedi­menti di detriti roc­ciosi tra­spor­tati da un ghiac­ciaio nel suo scor­ri­mento verso valle. La Serra di Ivrea è for­mata dal tra­sporto verso la pia­nura Padana di sedi­menti del ghiac­ciaio lungo la val­lata della Dora Bal­tea. Ori­gina alle pen­dici del Mom­ba­rone (2371 m s.l.m.) e dopo un per­corso ret­ti­li­neo di 20 km si sfran­gia nelle alture del lago di Viverone.

Il pro­gramma delle gior­nate della Serra pro­pone pas­seg­giate tra il verde sme­raldo dei boschi ed il ter­ra­cotta dei tetti lungo il sen­tiero della Via Fran­ci­gena, la mostra «L’impronta del ghiac­ciaio» sull’anfiteatro more­nico, arti­sti di strada, con­certo di fisar­mo­ni­che, banda, treb­bia­tura del grano con mac­chine d’epoca. Il cuore della mani­fe­sta­zione è il con­ve­gno orga­niz­zato da un «buon» sin­daco: «dal pae­sag­gio al territorio».

Pone a con­fronto, sul fronte dell’enologia, dell’agricoltura e dell’impresa, espe­rienze di pic­coli impren­di­tori della Serra che svi­lup­pano il loro mer­cato al di fuori della rete della grande distri­bu­zione. E qui casa Oro­sia, pre­senta l’Erbaluce di Oro­sia, la sto­ria del vigneto, della casa e la pro­ie­zione del docu­men­ta­rio Ridente la calma di Gia­como Del Buono dedi­cato a Remo Fal­co­nieri, noto viti­col­tore canavesano.

Sto­rie di nuove eco­no­mie, ma soprat­tutto di pas­sione per la terra e pro­po­ste di stili di vita «eco­so­ste­ni­bile». È la spe­ranza di uno svi­luppo «umano» della nostra civiltà. Alla sera in paese non c’è il ballo a pal­chetto, ma siamo tutti a cena ai tavoli all’aperto, come nelle feste di cam­pa­gna dei nostri nonni. Nonni lon­tani, nonni vicini.

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