TORINO – IL VINO “OROSIA” PROTAGONISTA!

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Giornata dedicata all l’Erbaluce di Caluso, organizzata da Confagricoltura Torino con l’AIS, l’Associazione Italiana Sommelier.

Il vino OROSIA protagonista insieme al Cieck, Ferrando, Fontecuore, Gnavi Carlo, Giacometto, Ilaria Salvetti, La Masera,Orsolani, Podere Macellio, Santa Clelia, Castello di Azeglio, oltre alla Cantina della Serra e alla Cooperativa Produttori Erbaluce di Caluso.

Venerdì 5 giugno 2015 a Torino presso la sede AIS di via Modena 23 si è tenuta la conferenza stampa e l’esclusiva degustazione verticale riservata a giornalisti, enologi ed operatori dei settore.

La degustazione tecnica, introdotta da Domenico Tappero Merlo è sta guidata guidata da Mauro Carosso, delegato AIS di Torino e responsabile nazionale della didattica dei Sommelier che ha affrontato il tema della mineralità dei grandi vini bianchi da invecchiamento.
https://twitter.com/PiemonConfagri/status/616148428620496896

TUTTI CAMMINAVANO COSI’ – “Le Finestre di Orosia”

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Tutti camminavano così 

Susanna Cielo , 09.05.2015 ALIAS

Da set­ti­mane qui nel cohou­sing Lola non cena più con noi. Torna tardi la sera dal lavoro. Addio babà al rhum, addio caffè e chiacchiere.

Lola coor­dina un cen­tro SPRAR (Sistema Pro­te­zione Richie­denti Asilo e Rifu­giati). Lo SPRAR costi­tui­sce un pro­getto di cen­tri di acco­glienza per per­sone che fug­gono da zone di guerra, tor­tura e fame. È fina­liz­zato all’integrazione sociale ed eco­no­mica, e attual­mente deve sup­plire sem­pre più alle carenze del sistema pri­ma­rio e imme­diato dell’ acco­glienza (attuali CARA) per il numero cre­scente dei rifu­giati. Lola, con pas­sione, mi rac­conta che lo SPRAR oltre che a for­nire vitto e allog­gio, lavora per l’accesso ai ser­vizi socio-sanitari, per l’apprendimento dell’italiano, per l’istruzione sco­la­stica di adulti e minori, per pro­muo­vere inse­ri­mento lavorativo.

Impresa dif­fi­cile , quasi impos­si­bile ora che il numero richie­denti asilo è dive­nuta emer­genza quotidiana.

Dice che nel 2014 vi è stato amplia­mento nazio­nale dei posti SPRAR da 3000 a 14.000 posti e aggiunge: «ieri alle cin­que del mat­tino acco­glie­vamo 30 rifu­giati da Lam­pe­dusa, un viag­gio di 2 giorni in pull­man, senza con­tare i mesi di fuga in con­di­zioni dispe­rate dai loro paesi».

Parla Lola, donna forte, con gli occhi appan­nati di lacrime: «non puoi più dimen­ti­care: affa­mati, pochi cenci addosso, pezzi di gomma ai piedi, quando va bene. In fila con lo sguardo sperso, vuoto e tutti cam­mi­na­vano così…». Mi mostra quell’andare a pic­coli passi, brevi, ricurvi, lenti: «sai, lo stesso della gente nei lager, o nei mani­comi. Non so come faremo».

E il mio ricordo va gli anni 80 a Trie­ste, patria di Basa­glia, all’inizio del mio lavoro in Psi­chia­tria, ai con­ve­gni nella sala sul molo sfer­zata dalla bora, alle parole di Paolo Cen­don (Pro­fes­sore uni­ver­si­ta­rio di Diritto Pri­vato) sui diritti dei sog­getti deboli: «diritto alla vita, in primo luogo, all’integrità fisica e psi­chica, alla salute, alla libertà di movi­mento. Diritto a rice­vere le cure neces­sa­rie e non essere abban­do­nati durante la loro ese­cu­zione, a non subire trat­ta­menti vio­lenti». Quanto attuali quelle parole!

E narro a Lola quanta fatica e quanta tena­cia nella psi­chia­tria di que­sti decenni. E oggi i mani­comi sono chiusi. Il 19 Aprile appren­diamo di un’altra tra­ge­dia: ancora 900 rifu­giati muo­iono in uno dei viaggi del mare. Qui a Oro­sia la casa diventa vuota e silen­ziosa. Il buio si allarga den­tro e intorno. Apro le fine­stre a cer­care luce e le stanze si inon­dano delle imma­gini dei rac­conti di Lola. I pro­fili dei campi e delle mon­ta­gne non hanno più chia­rezza, non ci sono più colori. La terra sci­vola smar­rita nell’acqua scura. Quando scrivo è il 25 Aprile, giorno della libe­ra­zione: orgo­glio civile e sto­rie di corag­gio e dolore.

E oggi il Paese è libero. Sino a che ci saranno uomini e donne dispo­sti a sacri­fici per amore degli altri, della libertà e della giu­sti­zia, c’è spe­ranza di civiltà. È un per­corso che ogni volta va rein­ven­tato e rico­min­ciato, in con­di­zioni diverse. Erne­sto ci tiene sem­pre a festeg­giare que­sta gior­nata e pre­para pizza per tutti. Metto da parte una grossa e sapo­rita fetta per Lola. La tro­verà sta­sera, quando rien­tra, con un bigliet­tino: «razie e resi­sti. Un abbraccio».

SAN GIORGIO (TO) PRIMA EDIZIONE DEL MERCATO DELLA BIODIVERSITA’ NEL CANAVESE

orosiabrochure9 -10 maggio 2015

Per la prima Edizione del Mercato della Biodiversità del Canavese si è allestita un’enoteca all’interno del Museo Civico Nòssi Ràis che grazie
ai produttori vitivinicoli ed esperti sommelier si è potuto degustare ed acquistare i vini del territorio.

EMAOROSIA

Presente il vino “Orosia” Erbaluce di Caluso con la nuova produzione dall’etichetta OROSIA FIORE.

Un occasione per vedere il Museo Civico Nòssi Ràis, imponente esposizione di oggetti e documenti che ricostruiscono la tradizione che ben rappresentano il territorio

QUADERNOCLASSE

 

 

 

GIORNATA CROQUET 7 GIUGNO 2015

Torneo country di Croquet 2015

Domenica 7 Giugno 2015
ore 10,30 , Casa Magnolia, Bollengo(TO)

IL GIOCO DEL CROQUET Apprezzato per la sua natura che lo rende adatto sia a competizioni agonistiche che a mero divertimento tra amici, ha inoltre la particolarità di essere poco stancante, praticabile all’aria aperta sotto il sole e le giornate più belle e adatto ad ogni età ed ogni sesso.
Ottimo mezzo di socializzazione, favorisce ogni tipo di discorso, dai più banali sul tempo, ai più approfonditi sui passatempi, la letteratura e la filosofia.
E’ stato gioco inserito nei Mondiali nel 1900.

PROGRAMMA DETTAGLIATO DEL TORNEO
Programma:
10,30: torneo
12,30: pausa di riflessione
13,00: pranzo all’aperto
14,30: pausa di riflessione
15,00: continuazione torneo
18,00: Premiazione
18,30: pausa di riflessione e saluti
E’ gradita l’iscrizione di coppia, ma non è obbligatoria (se vi iscrivete da singoli sarete accoppiati comunque con grandi campioni e campionesse).
Vi chiediamo cortesemente di iscrivervi entro il 15 Maggio per questioni organizzative.
A chi dovete dare adesione alla partecipazione?
Segreteria Croquet Torneo Country Magnolia Primavera 2015.
Sig.ra Mazza Digiugno
casamagnoliabollengo@gmail.com
• Cosa dovete portare?
-cibarie da condividere
-scarpe da ginnastica
E se piove?
il torneo di volano viene sostituito con
pause di riflessione
Allora ,vi aspettiamo con gioia e speriamo nella vostra presenza.
Segreteria:
casamagnoliabollengo@gmail.com
Sig.ra Mazza Digiugno
Torneo Country Magnolia Primavera 2015.

Grazie e con affetto
Associazione OROSIA

ETNOGRAFIA DEL QUOTIDIANO – “Le Finestre di Orosia”

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Etnografia del quotidiano 

Susanna Cielo , 13.02.2015 ALIAS

Luana va e viene nel cohousing. Quando c’è ne senti il canto o la vedi nel cortile a chiacchierare. Pranza e cena di qui e di là, portando doni. Viaggia tra luoghi e amici. C’è il suo calendario ed i suoi tempi, non c’è un «saremo». C’è un passare, una passione che è un battito d’ali e poi numeri di telefono, contatti, saluti, notizie. Smirna, sai che c’è. Lei veglia sulle albe ed i tramonti della casa e la popola di gente e sogni anche quando è vuota. La vedi poco, ma se hai bisogno, puoi contarci. Questo diverso modo di abitare nel cohousing, tra «stabile» e «di transito», apre a questioni non solo di differenza tra anime, ma di concezione e identità del «cohousing». È un luogo «prima casa» o può essere anche solo di «appoggio», di rifugio, quando la propria vita è altrove? A Orosia, su questo, c’è discussione e destabilizzazione perché sono chiamate in causa organizzazione e regole. Ernesto inneggia alla libertà individuale pacifica. Per Lola «sapere essere presenti» è senza luogo e senza tempo, Anna e Rino propongono la trilogia del rispetto della differenza, tolleranza e accoglienza. La tensione cresce quando Aurora porta esempi di spreco, disordine, abbandono di oggetti e luoghi, di un abitare senza attenzione e cura.La Olga ha mal di testa: si scusa, ma questi disaccordi la ammutoliscono. Da lì in poi l’ombra del secolare conflitto tra proprietà privata ed in comune, come invisibile uragano, inghiotte il gruppo. Francesca Guidotti, Presidente di Rive (Rete italiana dei villaggi ecologici) scrive di responsabilità. Propone la lettura di Etnografia del quotidiano, libro scritto da Marco Aime, professore di Antropologia culturale all’Università di Genova. l’idea è che la responsabilità al giorno d’oggi sia stata privata del suo significato originale e declassata come valore morale e sociale con la conseguente proliferazione di esseri umani incapaci del «prendersi cura» o del compito affidatogli. Per Francesca la responsabilità è valore di base, senza il quale non è possibile creare comunità. Se nel gruppo ognuno non si prende responsabilità di parola e azione, i conflitti proliferano. Responsabilità come chiarezza, ma anche come lungimiranza. Citando il filosofo tedesco Hans Jonas, Guidotti ricorda che ogni scelta e atto umano deve tenere presente le conseguenze future volendo conservare e migliorare questo mondo. E questo è poi il senso ultimo delle attuali culture pacifiste, ecologiste e sociali. Guardo la serra ed il cielo stellato. Nei ’70 della mia adolescenza, era convinzione che incontrarsi per strade e luoghi diversi, condividere lo zaino e qualche notte, fosse importante per fondare un mondo nuovo. Più che di un mondo nuovo oggi sento il bisogno di un mondo migliore, di poter contare su persone che accettino e supportino le mie fragilità e coltivare la resistenza e generosità per farlo a mia volta: mi tranquillizza un mondo concepito così. Forse è invecchiare o forse, come dice Francesca è venuta l’ora di esercitarci nella responsabilità, e che sia la «buona garanzia» dei nostri progetti.

NATALE SENZA NEVE ” Le finestre di Orosia”

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Natale senza neve

Susanna Cielo, 10.01.2015 ALIAS

Oggi è vigilia di Natale e qui sulla serra del bianco e del rosso di Babbo Natale neanche l’ombra. Dunque vado a cercarlo: almeno qualche orma di renna. Me ne vado in un’aria nebbiosa e fredda sotto un cielo grafite ornato da trame di rami spogli. Il bosco è scuro e fermo. Il passo avanza su terra dura, con solchi fangosi di trattore. Gracchìo di cornacchie. C’è qualcosa di antico. Percorrere sentieri che uniscono luoghi e persone, è come percorrere storie. Ed in questa mappa di sentieri, luoghi e storie non c’è solitudine: mi sento viva, nel mondo con le altre creature umane. I pensieri scorrono tranquilli. Ripasso nella mente Auguri e doni alle persone care per non dimenticarne qualcuna. Natale è festa cristiana per la nascita di Gesù; per i non credenti è la festa in cui si scambiano doni. Nel Co-housing regali fra noi e ognuno trascorrerà il Natale con la propria famiglia «di sangue», da tradizione. Ormai da tempo abito qui. Bilancio. Vivere «bene» in una casa con altre persone, in famiglia o convivenze, è un grande dono che ci facciamo, anche se costa molto. I legami richiedono attenzione, tempo e cura, altrimenti appassiscono. È come occuparsi dell’orto: bagnare, smuovere la terra, togliere le erbacce. Vivere con le persone è complesso, richiede regole e rispetto di queste, responsabilità, amore e pazienza. Un gruppo sta bene se ognuno dà un po’ più di quanto prende. È vitale affrontare i conflitti, ma che fatica e impegno per arrivare ad un bene comune. Qui a Orosia, il luogo è anche un grande dono. Avevo presente quanto noi si possa trasformare un luogo, ma non sapevo quanto un luogo trasformi noi e permetta di conoscerci meglio. Qui incontro tracce dell’ infanzia, sogni dell’adolescenza, ed ora intuisco la saggezza. E di questo, nel co-housing, c’è chi ringrazia e contraccambia dedicando al luogo cure e bellezza: Lola in queste Feste ha addobbato un pino nella grande cucina e la casa è tutta ninnoli natalizi e dolci fatti in casa. E Aurora, aiutata da Aldo e Nora, si occupa della vigna e della terra componendo armonie tra paesaggio e storia locale del territorio. Di Babbo Natale nessuna traccia. Questo è un Natale povero e triste in Italia e nel mondo. Poca giustizia e ancora guerra. Dal 2014 al 2018 ricorre il Centenario della Prima Guerra Mondiale. Quasi 100 natali fa, nel 1916, Ungaretti, tornato a casa in licenza dal fronte della Prima Guerra Mondiale, scrive la poesia Natale: «Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade/ Ho tanta stanchezza sulle spalle/lasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimenticata/Qui non si sente altro che il caldo buono/ Sto con le quattro capriole di fumo del focolare» Non può fare festa: ha negli occhi e nel cuore le atrocità della guerra. E oggi, di nuovo, ancora guerre. In questo bosco infinito e disabitato, che sto attraversando, chissà quanto dolore di guerra e di umani . Forse neanche Babbo Natale ce la fa più e non verrà. Poi il bosco si assottiglia, Il paesaggio si apre e la strada mi riporta in paese. Nella piazza c’è il mercatino di Natale: canti natalizi, calore di candele colorate, cioccolata calda, oro e rosso, gioia e mistero nei bambini. Lievi sorrisi nei grandi che diventeranno nella notte Babbo Natale, per continuare nelle generazioni la celebrazione di una attesa profonda e infinita di gioia insieme, attraverso il dono. Allora Natale è un abbraccio in noi e fra noi. Allora, io, Babbo Natale continuo a cercarti, aspettarti, crederci, perché racconti di generosità e speranza e per tutti. E aspetto anche la neve.

GIORNI VICINI GIORNI LONTANI – “Le Finestre di Orosia”

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Giorni vicini giorni lontani 

Susanna Cielo , 11.10.2014 ALIAS

Set­tem­bre. in paese, i bimbi sono tor­nati a gio­care nei cor­tili della scuola. C’è pre­oc­cu­pa­zione per la ven­dem­mia a causa delle gran­di­nate e del tempo ano­malo dell’annata. Anche qui nella casa di Oro­sia ci pre­pa­riamo alla ven­dem­mia ed alla riu­nione dell’associazione per i pro­getti futuri.

Nel cohou­sing si è deciso di non acqui­stare più le ver­dure al cen­tro com­mer­ciale. Mas­simo e la moglie ven­dono le ver­dure della loro terra in un ban­chetto in paese e il sapore fa la dif­fe­renza. Giorni vicini, giorni lon­tani. A fine estate della mia infan­zia in cam­pa­gna, vado a salu­tare l’ortololano. Con l’elenco delle ver­dure det­tato da mamma pesto i pedali della bici­clet­tina sulla strada che sale al bric, alla sua capanna; vago nell’orto immenso cer­can­dolo tra filari e piante.

Lo ricordo magro e curvo, le rughe in volto e la siga­retta accesa, odore di terra e fer­ra­menta. È magia quel suo stac­care le ver­dure dalla pianta, estrarle dalla terra come crea­ture pre­ziose. «Al pros­simo anno signor ortolano».E con il mio oro nello zai­netto, giù dal sen­tiero, senza fre­nare, a casa. Al ritorno in città, ini­zia la scuola: odore di car­to­le­ria, di libro nuovo con pagine e illu­stra­zioni bel­lis­sime, di carta appena stam­pata; il grem­biule bianco sti­rato, il fiocco che sta su come una scultura.

La com­pa­gna di banco che ricordo con più affetto ha il grem­biule sem­pre un po’ mac­chiato, il fiocco molle, i capelli ricci, incolti; nell’intervallo divide con me quella sua focac­cia indi­men­ti­ca­bile, impa­stata dalla mamma, segno di amore pre­zioso e quo­ti­diano e della nostra amicizia.

Quando ci riu­niamo per l’associazione di Oro­sia, al tepore dell’ultimo sole pome­ri­diano, penso a quanto siano impor­tanti, nei nostri sogni e pro­getti adulti i momenti felici dell’infanzia. Par­liamo delle gior­nate della Serra. A Bol­lengo, ai primi di Set­tem­bre, si sono svolte le Gior­nate della Serra. È una mani­fe­sta­zione che dal 2010 si alterna annual­mente tra un comune del Cana­vese e uno del Biellese.

Valo­rizza in un’ottica eco­lo­gica il patri­mo­nio cul­tu­rale, turi­stico e natu­rale il ter­ri­to­rio di que­sti paesi, zona, tra le più sug­ge­stive della Serra More­nica. La morena si forma per accu­mulo di sedi­menti di detriti roc­ciosi tra­spor­tati da un ghiac­ciaio nel suo scor­ri­mento verso valle. La Serra di Ivrea è for­mata dal tra­sporto verso la pia­nura Padana di sedi­menti del ghiac­ciaio lungo la val­lata della Dora Bal­tea. Ori­gina alle pen­dici del Mom­ba­rone (2371 m s.l.m.) e dopo un per­corso ret­ti­li­neo di 20 km si sfran­gia nelle alture del lago di Viverone.

Il pro­gramma delle gior­nate della Serra pro­pone pas­seg­giate tra il verde sme­raldo dei boschi ed il ter­ra­cotta dei tetti lungo il sen­tiero della Via Fran­ci­gena, la mostra «L’impronta del ghiac­ciaio» sull’anfiteatro more­nico, arti­sti di strada, con­certo di fisar­mo­ni­che, banda, treb­bia­tura del grano con mac­chine d’epoca. Il cuore della mani­fe­sta­zione è il con­ve­gno orga­niz­zato da un «buon» sin­daco: «dal pae­sag­gio al territorio».

Pone a con­fronto, sul fronte dell’enologia, dell’agricoltura e dell’impresa, espe­rienze di pic­coli impren­di­tori della Serra che svi­lup­pano il loro mer­cato al di fuori della rete della grande distri­bu­zione. E qui casa Oro­sia, pre­senta l’Erbaluce di Oro­sia, la sto­ria del vigneto, della casa e la pro­ie­zione del docu­men­ta­rio Ridente la calma di Gia­como Del Buono dedi­cato a Remo Fal­co­nieri, noto viti­col­tore canavesano.

Sto­rie di nuove eco­no­mie, ma soprat­tutto di pas­sione per la terra e pro­po­ste di stili di vita «eco­so­ste­ni­bile». È la spe­ranza di uno svi­luppo «umano» della nostra civiltà. Alla sera in paese non c’è il ballo a pal­chetto, ma siamo tutti a cena ai tavoli all’aperto, come nelle feste di cam­pa­gna dei nostri nonni. Nonni lon­tani, nonni vicini.

UN LUGLIO FRAGILE – “Le Finestre di Orosia”

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Un luglio fragile

Susanna Cielo, 02.08.2014 ALIAS

Oro­sia è un cohou­sing di “crea­ture viventi”: umani, piante e ani­mali. Gli ani­mali sono arri­vati l’anno scorso , con il loro “pas­sa­porto” con tanto di nome e vaccinazioni.

Emy, Ely ed Evy , pecore nane, sono diverse nel colore del manto: nero, mar­rone, bianco. Razza bre­tone ori­gi­na­ria dell’isola d’Ouessant: la razza ovina più pic­cola al mondo. A Marzo è nato Ary,l’ agnellino.

Arzilla e Standme sono asine, mamma e figlia, di razza sarda. Quando è arri­vata qui, Arzilla era incinta . Quando 20 giorni fa nasce Zuzù, la noti­zia si dif­fonde veloce attra­verso cel­lu­lare tra tutti i coa­bi­tanti di Oro­sia, con la foto della pic­cola crea­tura dal pelo gri­gio, come nella migliore tra­di­zione degli asi­nelli sardi . All’imbrunire andiamo tutti insieme a vederlo .Zuzù è steso immo­bile, caduto dal casotto –cisterna sopra il quale spesso le pecore e l’agnellino vanno a gio­care. Lo tro­viamo morto.

Ci met­tiamo in cer­chio e arri­vano gli ani­mali. Le asine stanno in disparte. Il bosco, la vigna e noi stiamo in un silen­zio irreale, sotto un cielo plum­beo e umido che minac­cia pioggia.

Arzilla raglia per tutta la notte.Mi sem­bra di sen­tire il suo dolore, simile al nostro.

Vi sto scri­vendo que­sto da Rive, raduno degli eco­vil­laggi ita­liani (vedi www .eco vil laggi .it) , presso la comu­nità di Bagnaia in Toscaca, che com­pie 35 anni. Qui circa 700 per­sone, arri­vate da tutte le regioni, cam­peg­giano nella cam­pa­gna della comu­nità, in radure di prato cir­con­date dal bosco. L’ospitalità è stu­penda: com­post toi­let e docce per­fetti, sapone bio­lo­gico. Vie­tati droga e alcool. Cibo ottimo .

Da gio­vedì a Dome­nica si svol­gono Work­shops su temi “eco­lo­gici”: col­ti­vare la terra, ener­gia e costru­zioni “eco­so­ste­ni­bili”, vivere in comu­nità, spi­ri­tua­lità… Ven­gono pre­sen­tati gli eco­vil­laggi della rete Rive ed i nuovi pro­getti . E’ sor­pren­dente la diver­sità orga­niz­za­tiva ed eco­no­mica delle varie realtà: “comu­nità inten­zio­nali” da 6–10 per­sone fino a 600–100. Alcuni eco­vil­laggi sono più impo­stati sul lavoro della terra e l’autosostenibilità, altri sulla ricerca, altri su una vita molto fru­gale e spar­tana, nei boschi, senza ener­gia elettrica.

Ancor più sor­pren­dente qui il rispetto reci­proco per le diversità .

I bam­bini , nume­rosi, gio­cano tra loro ; c’è il labo­ra­to­rio per i ragazzi dai 14 ai 21 anni, il luogo attrez­zato per bimbi piccoli.

Al primo impatto si respira il clima “beat gene­ra­tion”; più che senso di ribel­lione c’è ope­ro­sità a pas­sione, cuore ed intel­li­genza col­let­tiva che“spera “ e lavora per un mondo migliore, che ama la terra e vuole pren­der­sene cura al meglio. Il titolo è ”fine­stre su un mondo pos­si­bile” e forse come dicono loro il futuro passa da lì.

Ritorno a Oro­sia che è sera .

Penso a Rive , a Zuzù ed alla fra­gi­lità che carat­te­rizza il nostro esi­stere. Fra­gi­lità che diventa, se accet­tata e non deni­grata , un valore etico e di civiltà che ci uni­sce e tra­sforma il mondo. Così le emo­zioni” fra­gili” di Rive come la gen­ti­lezza, la gioia,la mitezza, l’attenzione per l’altro, se rico­no­sciute e per­se­guite, cam­biano le rela­zioni inter­per­so­nali e con l’ambiente, creano un clima di acco­glienza e diven­tano un valore di pace. Così le con­di­zioni “fra­gili”, come quella di Zuzù, di tutte le crea­ture pic­cole, degli anziani, dei malati, dei poveri, degli emar­gi­nati, dei migranti, se accolte e pro­tette, diven­tano il valore di una comu­nità che “si prende cura” .

Anche la spe­ranza è un sen­ti­mento fra­gile che, col­ti­vato, diventa la forza che porta lo sguardo oltre, che ci rimette con­ti­nua­mente in gioco. Diventa, come scrive S.Weil, “L’essenza estrema del coraggio”.

VISITA IN VIGNA

Bollengo
Bollengo

30 luglio 2014

La giornalista Clara Caroli  e Anna Gagliardi responsabile della Comunicazione presso Confagricoltura di Torino sono arrivate a Bollengo sulla Serra Morenica di Ivrea per visitare la vigna dove

bottiglia erba

Emanuela Piovano coltiva Erbaluce docg raro vitigno bianco “Orosia” e la cantina Cieck a San Giorgio Canavese che quest’anno ha accettato di dedicare una botte a Orosia.