I GIORNI DI OROSIA 2020 | 4a EDIZIONE | BOLLENGO 21 – 22 | TORINO 23 MARZO

13 febbraio 2020

In attesa di alcuni preziosi aggiornamenti, ecco intanto un programma di massima.

Con la preghiera di prenotarvi quanto prima per la giornata di sabato, che come sapete ha una disponibilità limitata a 60 posti,  e per il pernottamento eventuale.   

Scrivete a eventi@orosia.it  o telefonate a Emanuela 3356787686

I GIORNI DI OROSIA 2020

4a edizione 

 Bollengo 21 – 22   Torino 23 marzo 

I GIORNI DI OROSIA si svolgono a Bollengo, Ivrea, sabato 21 e domenica 22 marzo, in una due giorni di incontri, riflessioni, cinema, degustazioni, sul tema dell’abitare. Quest’anno l’evento viene prolungato il 23 al cinema Massimo di Torino.

OROSIA è un progetto nato più di 30 anni fa, quando un gruppo di amici – tutti nipoti di contadini e convinti che i luoghi in via di spopolamento andassero custoditi e riscoperti – si trasferisce da Torino a Bollengo, seguendo una scia culturale che il sociologo Bonomi descrive come I Ritornanti. Il progetto ha il suo centro a Villa Magnolia, una villa seicentesca, già appartenuta a Olivetti, dove si attua uno stile di vita co-housing, mentre nella vigna adiacente si coltiva il Caluso Erbaluce docg “Orosia”, da quest’anno definitivamente biologico. 

Dal 2000, ogni due anni, i residenti di Casa Magnolia organizzano le “Conversazioni in inverno su stili e progetti di vita”. 

SABATO 21 Marzo  l’incontro, dal titolo ABITO A VITA LARGA, solitamente destinato ai soli abitanti della Magnolia e a personalità del mondo della cultura ospiti, da 2 anni è aperto anche visitatori esterni.

Abitare come cucire, vestire e custodire la nostra vita. Come Beppe Trompetto, che dopo essersi preso cura degli umani come medico, abita con tanti animali e si occupa di botanica. Come Rocco Montagnese e Daniela Bodda che donano le loro competenze di ingegnere e medico per costruire un abitare buono per malati terminali a Capo Verde. Come sorella Elisabetta Galli che abita nel monastero di Bose, come Matteo Bertolotti che ci racconta dell’abitare le cime più alte delle montagne.  Come Amedeo Fago, scenografo e regista, in rotta verso una chiesa teatro. E poi i racconti di Alfredo Camozzi e Amy Kabat, membri storici di Bagnaia, infine Francesco, Paolo e Mavia del collettivo Altrove, un invito a disegnare nuovi modelli relazionali ed economici in un borgo rurale. 

La formula consiste nell’invitare alcune persone a raccontare la propria esperienza di vita.  Le persone vengono scelte tra gli amici e gli amici degli amici con un filo affettivo di corrispondenze e interessi in comune. Ma spesso anche persone che hanno fatto scelte opposte ma in qualche modo esemplari. Nella cucina della grande casa viene allestito un piccolo palco e gli abitanti della Magnolia insieme ai soci di Orosia costruiscono un filo conduttore del convegno teatrale e musicale, che intervalla gli interventi.  Il tema monografico che dà il titolo alle varie edizioni non è un vero e proprio tema ma uno spunto.

La sera, famosa polentata della Pro Loco e concertino ancora da definire.

DOMENICA 22 Marzo, nella Nuova Torre di Bollengo una giornata di convegni e riflessioni gratuita e aperta al pubblico su COLTIVARE CULTURE:  La cultura del vino biologico nel confronto aperto tra CANTINA DELLA SERRA e OROSIA, alla presenza di esponenti e dirigenti dei principali organi di categoria: CONFAGRICOLTURA; COLDIRETTI; CIA; enologi e tecnici delle due cantine. Ma, trasversalmente, Coltivare culture è anche la quarantennale cura che Tullio Masoni, prima, e Alberto Zanetti, oggi, entrambi critici di Cineforum, hanno messo nel coltivare la prestigiosissima biblioteca di Sant’Ilario d’Enza, ieri e oggi. 

Come sia possibile fare cultura con i grandi protagonisti anche a chilometro zero, come ciò sia sempre più necessario. E allora ecco una proposta nel 2020: UNA CASA d’AUTORE a km0: Francesco Ranieri Martinotti, presidente dell’Associazione Nazionale Autori Cinema, insieme ai soci Steve della Casa e Caterina Taricano, e al direttore della Film Commission Torino Piemonte Paolo Manera interverranno per proporre una sede Piemonte dell’Associazione.

Al pomeriggio la proiezione di due film propone riflessioni sulle grandi inquietudini e ricerche dell’abitare di eremiti o in comunità: “Voci dal silenzio” alla presenza dei registi Joshua Wahlen e Alessandro Seidita e “La Comune di Bagnaia – Un frammento di utopia” alla presenza dei registi Salvatore Piscicelli, Carla Apuzzo, Huub Nijhuis.

Infine verrà presentato “Le Finestre di Orosia – Buone relazioni a Bagnaia 2019”

Le finestre di Orosia è una rubrica che appare ogni secondo sabato del mese su ALIAS, supplemento culturale del quotidiano IL MANIFESTO. Voluta da Silvana Silvestri, redattore capo di Alias, è redatta da Susanna Cielo, fondatrice e animatrice del cohousing e del progetto Orosia.

In questo teaser si vedrà una sintesi delle interviste che sono state raccolte nel luglio 2019 alla riunione degli Ecovillaggi Europei ed Italiani nella comunità di Bagnaia in Toscana. 

LUNEDÌ 23 Marzo  l’esperienza continua al CINEMA MASSIMO DI TORINO, grazie alla nuova partnership con il Museo Nazionale del Cinema che lo programma.

Molti gli ospiti anche il lunedì, prezzo di un biglietto cinema.

I giorni di Orosia vengono riproposti in una maratonina dalle 15,00 alle 23 con l’aggiunta di due chicche inedite. Quattro corti del grande regista e documentarista recentemente scomparso Luciano EMMER, che sembrano creati apposta per il tema ABITO A VITA LARGA.  Si tratta dei Caroselli girati per Cori negli anni sessanta che vede sfilare alcune attrici e modelle alla scoperta delle case di VIP. Presentati dalla responsabile dell’Archivio Nazionale Cinema di Impresa di Ivrea Elena Testa e dallo studioso di Emmer, neo eletto Direttore Torino Film Festival Stefano Francia di Celle.

A chiudere l’anteprima nazionale del film di Jean Louis COMOLLI LA CECILIA, storia di una comune anarchica fondata da italiani in Brasile nell’0ttocento, con Maria Carta e Vittorio Mezzogiorno.  Il film, del 1976 verrà rieditato e distribuito dalla Kitchenfilm. Precederà la proiezione una intervista filmata a Comolli a cura di Adriano Aprà che tradusse i dialoghi del film e sarà presente per raccontarci quell’avventura. Alle 20,00 degustazione del vino biologico OROSIA (Caluso Erbaluce DOCG).

I GIORNI DI OROSIA sono realizzati in collaborazione con il Comune di Bollengo, Pro Loco di Bollengo, Film Commission Torino Piemonte, Archivio Nazionale Cinema di impresa, Centro Sperimentale di Cinematografia, Museo Nazionale del Cinema di Torino, Coldiretti, Confagricoltura, Consorzio Erbaluce e Carema, Cascina dell’Allaas, Ass.ne ” La Via Francigena di Sigerico ” di Ivrea.

La Serra di Ivrea si impone per bellezza e storia, un’enclave fortunata, ricca di storia e cultura, ma anche di colture, in particolare di vitigni riscoperti di recente, tra cui il mitico Erbaluce. Distese di terra coltivata magistralmente, con un paesaggio mozzafiato davanti e la via Francigena che scorre accanto a ricordare il passato. E Bollengo è un centro denso di risonanze, dove i vini maturano nelle botti e gli abitanti hanno respirato l’aria di Olivetti e ora – a un passo da Bose, co-housing monacale fondata da Enzo Bianchi – vivono l’esperienza di “mettersi in mostra”.

Segreteria organizzativa   Siria: 393 0981290

” Conversazioni in inverno”| LE FINESTRE DI OROSIA

Conversazioni in Inverno  

 Susanna CIELO

Qui al cohousing c’è vivace brusio della Primavera, ma dentro casa siamo ancora rapiti dall’incontro dell’Associazione Orosia «conversazioni in Inverno» del 18 e 19 marzo. È un convegno «interno» che avviene nella casa, quest’anno dal titolo «Il coro nella neve». Amici raccontano loro progetti e stili di vita e noi, abitanti del Cohousing, raccontiamo le nostre vicende. Quest’anno l’incontro interno è poi continuato nelle strade del paese e della città di Ivrea con i Giorni di Orosia (19,20,21 marzo) aperti al pubblico con riflessioni, eventi, sui fini dell’Associazione: valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente e riflessione sulle «buone relazioni».

I giorni di Orosia sono stati un laboratorio di straordinaria qualità sulle metamorfosi dei paesaggi e territori e sguardi sulla via Francigena. Hanno proposto a Ivrea antichi film di famiglia (CIAN), frammenti della storia dell’Olivetti, (Sandro Gerbi su Giovanni Enriques) confronti di cinema e letteratura (Tullio Masoni e Adriano Aprà), storie antiche e di sacro con lo stupefacente film «La lingua dei furfanti- Romanino in Valle Camonica» di Elisabetta Sgarbi e «Il prato» dei fratelli Taviani, con il montatore Roberto Perpignani.

Stasera ricordiamo ogni momento dell’incontro interno. Parole e canti insieme affioravano, camminavano, scomparivano dentro una scenografia di campi e alberi di neve, bianco, silenzio. Coro di canzoni di partigiani e alpini, coro di racconti e pensieri degli amici: della donna avvocato, del colonnello in pensione ancora al servizio degli altri, degli sguardi di una giovane su Giappone e artigiani, di documentari dei movimenti anni ’70 vissuti in prima persona, di prose lette, foto di un passato senza tempo, di ricordi di una bimba in lacrime, da piccola, di una baita di montagna da vivere in tanti, e poi poesie e film di Maximo Collins: un viaggio nel cuore nostro e della terra ai confini del sogno, dell’attesa, dell’inconscio. E noi abitanti del cohousing a raccontare a loro il perché di queste giornate: perché celebriamo un’idea e un progetto nato più di 30 anni fa di un abitare che oggi si va sviluppando come modello di comunità nelle forme di cohousing ed ecovillaggio. Perché in questo tempo sentiamo il bisogno di una ricerca sulle pratiche di buone relazioni, perché, con il raccontarci, ci sentiamo con altri «comunità di destino», come scrive E. Borgna, come comunità che vive la vita degli altri e il nostro futuro, come qualcosa che appartiene a tutti e su cui riconoscersi. Perché da questo luogo di campagna proponiamo cultura, come scrive Nossiter, come «gesto di vita», che ci avvicina con le ragioni del cuore a quelle nostre radici umane di convivenza amorevole con gli altri che ci fa stare così bene.

Articolo di ALIAS_ IL MANIFESTO edizione dell’ 8 aprile 2017 https://ilmanifesto.it/conversazioni-in-inverno/

TUTTI CAMMINAVANO COSI’ – “Le Finestre di Orosia”

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Tutti camminavano così 

Susanna Cielo , 09.05.2015 ALIAS

Da set­ti­mane qui nel cohou­sing Lola non cena più con noi. Torna tardi la sera dal lavoro. Addio babà al rhum, addio caffè e chiacchiere.

Lola coor­dina un cen­tro SPRAR (Sistema Pro­te­zione Richie­denti Asilo e Rifu­giati). Lo SPRAR costi­tui­sce un pro­getto di cen­tri di acco­glienza per per­sone che fug­gono da zone di guerra, tor­tura e fame. È fina­liz­zato all’integrazione sociale ed eco­no­mica, e attual­mente deve sup­plire sem­pre più alle carenze del sistema pri­ma­rio e imme­diato dell’ acco­glienza (attuali CARA) per il numero cre­scente dei rifu­giati. Lola, con pas­sione, mi rac­conta che lo SPRAR oltre che a for­nire vitto e allog­gio, lavora per l’accesso ai ser­vizi socio-sanitari, per l’apprendimento dell’italiano, per l’istruzione sco­la­stica di adulti e minori, per pro­muo­vere inse­ri­mento lavorativo.

Impresa dif­fi­cile , quasi impos­si­bile ora che il numero richie­denti asilo è dive­nuta emer­genza quotidiana.

Dice che nel 2014 vi è stato amplia­mento nazio­nale dei posti SPRAR da 3000 a 14.000 posti e aggiunge: «ieri alle cin­que del mat­tino acco­glie­vamo 30 rifu­giati da Lam­pe­dusa, un viag­gio di 2 giorni in pull­man, senza con­tare i mesi di fuga in con­di­zioni dispe­rate dai loro paesi».

Parla Lola, donna forte, con gli occhi appan­nati di lacrime: «non puoi più dimen­ti­care: affa­mati, pochi cenci addosso, pezzi di gomma ai piedi, quando va bene. In fila con lo sguardo sperso, vuoto e tutti cam­mi­na­vano così…». Mi mostra quell’andare a pic­coli passi, brevi, ricurvi, lenti: «sai, lo stesso della gente nei lager, o nei mani­comi. Non so come faremo».

E il mio ricordo va gli anni 80 a Trie­ste, patria di Basa­glia, all’inizio del mio lavoro in Psi­chia­tria, ai con­ve­gni nella sala sul molo sfer­zata dalla bora, alle parole di Paolo Cen­don (Pro­fes­sore uni­ver­si­ta­rio di Diritto Pri­vato) sui diritti dei sog­getti deboli: «diritto alla vita, in primo luogo, all’integrità fisica e psi­chica, alla salute, alla libertà di movi­mento. Diritto a rice­vere le cure neces­sa­rie e non essere abban­do­nati durante la loro ese­cu­zione, a non subire trat­ta­menti vio­lenti». Quanto attuali quelle parole!

E narro a Lola quanta fatica e quanta tena­cia nella psi­chia­tria di que­sti decenni. E oggi i mani­comi sono chiusi. Il 19 Aprile appren­diamo di un’altra tra­ge­dia: ancora 900 rifu­giati muo­iono in uno dei viaggi del mare. Qui a Oro­sia la casa diventa vuota e silen­ziosa. Il buio si allarga den­tro e intorno. Apro le fine­stre a cer­care luce e le stanze si inon­dano delle imma­gini dei rac­conti di Lola. I pro­fili dei campi e delle mon­ta­gne non hanno più chia­rezza, non ci sono più colori. La terra sci­vola smar­rita nell’acqua scura. Quando scrivo è il 25 Aprile, giorno della libe­ra­zione: orgo­glio civile e sto­rie di corag­gio e dolore.

E oggi il Paese è libero. Sino a che ci saranno uomini e donne dispo­sti a sacri­fici per amore degli altri, della libertà e della giu­sti­zia, c’è spe­ranza di civiltà. È un per­corso che ogni volta va rein­ven­tato e rico­min­ciato, in con­di­zioni diverse. Erne­sto ci tiene sem­pre a festeg­giare que­sta gior­nata e pre­para pizza per tutti. Metto da parte una grossa e sapo­rita fetta per Lola. La tro­verà sta­sera, quando rien­tra, con un bigliet­tino: «razie e resi­sti. Un abbraccio».

NATALE SENZA NEVE ” Le finestre di Orosia”

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Natale senza neve

Susanna Cielo, 10.01.2015 ALIAS

Oggi è vigilia di Natale e qui sulla serra del bianco e del rosso di Babbo Natale neanche l’ombra. Dunque vado a cercarlo: almeno qualche orma di renna. Me ne vado in un’aria nebbiosa e fredda sotto un cielo grafite ornato da trame di rami spogli. Il bosco è scuro e fermo. Il passo avanza su terra dura, con solchi fangosi di trattore. Gracchìo di cornacchie. C’è qualcosa di antico. Percorrere sentieri che uniscono luoghi e persone, è come percorrere storie. Ed in questa mappa di sentieri, luoghi e storie non c’è solitudine: mi sento viva, nel mondo con le altre creature umane. I pensieri scorrono tranquilli. Ripasso nella mente Auguri e doni alle persone care per non dimenticarne qualcuna. Natale è festa cristiana per la nascita di Gesù; per i non credenti è la festa in cui si scambiano doni. Nel Co-housing regali fra noi e ognuno trascorrerà il Natale con la propria famiglia «di sangue», da tradizione. Ormai da tempo abito qui. Bilancio. Vivere «bene» in una casa con altre persone, in famiglia o convivenze, è un grande dono che ci facciamo, anche se costa molto. I legami richiedono attenzione, tempo e cura, altrimenti appassiscono. È come occuparsi dell’orto: bagnare, smuovere la terra, togliere le erbacce. Vivere con le persone è complesso, richiede regole e rispetto di queste, responsabilità, amore e pazienza. Un gruppo sta bene se ognuno dà un po’ più di quanto prende. È vitale affrontare i conflitti, ma che fatica e impegno per arrivare ad un bene comune. Qui a Orosia, il luogo è anche un grande dono. Avevo presente quanto noi si possa trasformare un luogo, ma non sapevo quanto un luogo trasformi noi e permetta di conoscerci meglio. Qui incontro tracce dell’ infanzia, sogni dell’adolescenza, ed ora intuisco la saggezza. E di questo, nel co-housing, c’è chi ringrazia e contraccambia dedicando al luogo cure e bellezza: Lola in queste Feste ha addobbato un pino nella grande cucina e la casa è tutta ninnoli natalizi e dolci fatti in casa. E Aurora, aiutata da Aldo e Nora, si occupa della vigna e della terra componendo armonie tra paesaggio e storia locale del territorio. Di Babbo Natale nessuna traccia. Questo è un Natale povero e triste in Italia e nel mondo. Poca giustizia e ancora guerra. Dal 2014 al 2018 ricorre il Centenario della Prima Guerra Mondiale. Quasi 100 natali fa, nel 1916, Ungaretti, tornato a casa in licenza dal fronte della Prima Guerra Mondiale, scrive la poesia Natale: «Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade/ Ho tanta stanchezza sulle spalle/lasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimenticata/Qui non si sente altro che il caldo buono/ Sto con le quattro capriole di fumo del focolare» Non può fare festa: ha negli occhi e nel cuore le atrocità della guerra. E oggi, di nuovo, ancora guerre. In questo bosco infinito e disabitato, che sto attraversando, chissà quanto dolore di guerra e di umani . Forse neanche Babbo Natale ce la fa più e non verrà. Poi il bosco si assottiglia, Il paesaggio si apre e la strada mi riporta in paese. Nella piazza c’è il mercatino di Natale: canti natalizi, calore di candele colorate, cioccolata calda, oro e rosso, gioia e mistero nei bambini. Lievi sorrisi nei grandi che diventeranno nella notte Babbo Natale, per continuare nelle generazioni la celebrazione di una attesa profonda e infinita di gioia insieme, attraverso il dono. Allora Natale è un abbraccio in noi e fra noi. Allora, io, Babbo Natale continuo a cercarti, aspettarti, crederci, perché racconti di generosità e speranza e per tutti. E aspetto anche la neve.

GIORNI VICINI GIORNI LONTANI – “Le Finestre di Orosia”

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Giorni vicini giorni lontani 

Susanna Cielo , 11.10.2014 ALIAS

Set­tem­bre. in paese, i bimbi sono tor­nati a gio­care nei cor­tili della scuola. C’è pre­oc­cu­pa­zione per la ven­dem­mia a causa delle gran­di­nate e del tempo ano­malo dell’annata. Anche qui nella casa di Oro­sia ci pre­pa­riamo alla ven­dem­mia ed alla riu­nione dell’associazione per i pro­getti futuri.

Nel cohou­sing si è deciso di non acqui­stare più le ver­dure al cen­tro com­mer­ciale. Mas­simo e la moglie ven­dono le ver­dure della loro terra in un ban­chetto in paese e il sapore fa la dif­fe­renza. Giorni vicini, giorni lon­tani. A fine estate della mia infan­zia in cam­pa­gna, vado a salu­tare l’ortololano. Con l’elenco delle ver­dure det­tato da mamma pesto i pedali della bici­clet­tina sulla strada che sale al bric, alla sua capanna; vago nell’orto immenso cer­can­dolo tra filari e piante.

Lo ricordo magro e curvo, le rughe in volto e la siga­retta accesa, odore di terra e fer­ra­menta. È magia quel suo stac­care le ver­dure dalla pianta, estrarle dalla terra come crea­ture pre­ziose. «Al pros­simo anno signor ortolano».E con il mio oro nello zai­netto, giù dal sen­tiero, senza fre­nare, a casa. Al ritorno in città, ini­zia la scuola: odore di car­to­le­ria, di libro nuovo con pagine e illu­stra­zioni bel­lis­sime, di carta appena stam­pata; il grem­biule bianco sti­rato, il fiocco che sta su come una scultura.

La com­pa­gna di banco che ricordo con più affetto ha il grem­biule sem­pre un po’ mac­chiato, il fiocco molle, i capelli ricci, incolti; nell’intervallo divide con me quella sua focac­cia indi­men­ti­ca­bile, impa­stata dalla mamma, segno di amore pre­zioso e quo­ti­diano e della nostra amicizia.

Quando ci riu­niamo per l’associazione di Oro­sia, al tepore dell’ultimo sole pome­ri­diano, penso a quanto siano impor­tanti, nei nostri sogni e pro­getti adulti i momenti felici dell’infanzia. Par­liamo delle gior­nate della Serra. A Bol­lengo, ai primi di Set­tem­bre, si sono svolte le Gior­nate della Serra. È una mani­fe­sta­zione che dal 2010 si alterna annual­mente tra un comune del Cana­vese e uno del Biellese.

Valo­rizza in un’ottica eco­lo­gica il patri­mo­nio cul­tu­rale, turi­stico e natu­rale il ter­ri­to­rio di que­sti paesi, zona, tra le più sug­ge­stive della Serra More­nica. La morena si forma per accu­mulo di sedi­menti di detriti roc­ciosi tra­spor­tati da un ghiac­ciaio nel suo scor­ri­mento verso valle. La Serra di Ivrea è for­mata dal tra­sporto verso la pia­nura Padana di sedi­menti del ghiac­ciaio lungo la val­lata della Dora Bal­tea. Ori­gina alle pen­dici del Mom­ba­rone (2371 m s.l.m.) e dopo un per­corso ret­ti­li­neo di 20 km si sfran­gia nelle alture del lago di Viverone.

Il pro­gramma delle gior­nate della Serra pro­pone pas­seg­giate tra il verde sme­raldo dei boschi ed il ter­ra­cotta dei tetti lungo il sen­tiero della Via Fran­ci­gena, la mostra «L’impronta del ghiac­ciaio» sull’anfiteatro more­nico, arti­sti di strada, con­certo di fisar­mo­ni­che, banda, treb­bia­tura del grano con mac­chine d’epoca. Il cuore della mani­fe­sta­zione è il con­ve­gno orga­niz­zato da un «buon» sin­daco: «dal pae­sag­gio al territorio».

Pone a con­fronto, sul fronte dell’enologia, dell’agricoltura e dell’impresa, espe­rienze di pic­coli impren­di­tori della Serra che svi­lup­pano il loro mer­cato al di fuori della rete della grande distri­bu­zione. E qui casa Oro­sia, pre­senta l’Erbaluce di Oro­sia, la sto­ria del vigneto, della casa e la pro­ie­zione del docu­men­ta­rio Ridente la calma di Gia­como Del Buono dedi­cato a Remo Fal­co­nieri, noto viti­col­tore canavesano.

Sto­rie di nuove eco­no­mie, ma soprat­tutto di pas­sione per la terra e pro­po­ste di stili di vita «eco­so­ste­ni­bile». È la spe­ranza di uno svi­luppo «umano» della nostra civiltà. Alla sera in paese non c’è il ballo a pal­chetto, ma siamo tutti a cena ai tavoli all’aperto, come nelle feste di cam­pa­gna dei nostri nonni. Nonni lon­tani, nonni vicini.

UN LUGLIO FRAGILE – “Le Finestre di Orosia”

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Un luglio fragile

Susanna Cielo, 02.08.2014 ALIAS

Oro­sia è un cohou­sing di “crea­ture viventi”: umani, piante e ani­mali. Gli ani­mali sono arri­vati l’anno scorso , con il loro “pas­sa­porto” con tanto di nome e vaccinazioni.

Emy, Ely ed Evy , pecore nane, sono diverse nel colore del manto: nero, mar­rone, bianco. Razza bre­tone ori­gi­na­ria dell’isola d’Ouessant: la razza ovina più pic­cola al mondo. A Marzo è nato Ary,l’ agnellino.

Arzilla e Standme sono asine, mamma e figlia, di razza sarda. Quando è arri­vata qui, Arzilla era incinta . Quando 20 giorni fa nasce Zuzù, la noti­zia si dif­fonde veloce attra­verso cel­lu­lare tra tutti i coa­bi­tanti di Oro­sia, con la foto della pic­cola crea­tura dal pelo gri­gio, come nella migliore tra­di­zione degli asi­nelli sardi . All’imbrunire andiamo tutti insieme a vederlo .Zuzù è steso immo­bile, caduto dal casotto –cisterna sopra il quale spesso le pecore e l’agnellino vanno a gio­care. Lo tro­viamo morto.

Ci met­tiamo in cer­chio e arri­vano gli ani­mali. Le asine stanno in disparte. Il bosco, la vigna e noi stiamo in un silen­zio irreale, sotto un cielo plum­beo e umido che minac­cia pioggia.

Arzilla raglia per tutta la notte.Mi sem­bra di sen­tire il suo dolore, simile al nostro.

Vi sto scri­vendo que­sto da Rive, raduno degli eco­vil­laggi ita­liani (vedi www .eco vil laggi .it) , presso la comu­nità di Bagnaia in Toscaca, che com­pie 35 anni. Qui circa 700 per­sone, arri­vate da tutte le regioni, cam­peg­giano nella cam­pa­gna della comu­nità, in radure di prato cir­con­date dal bosco. L’ospitalità è stu­penda: com­post toi­let e docce per­fetti, sapone bio­lo­gico. Vie­tati droga e alcool. Cibo ottimo .

Da gio­vedì a Dome­nica si svol­gono Work­shops su temi “eco­lo­gici”: col­ti­vare la terra, ener­gia e costru­zioni “eco­so­ste­ni­bili”, vivere in comu­nità, spi­ri­tua­lità… Ven­gono pre­sen­tati gli eco­vil­laggi della rete Rive ed i nuovi pro­getti . E’ sor­pren­dente la diver­sità orga­niz­za­tiva ed eco­no­mica delle varie realtà: “comu­nità inten­zio­nali” da 6–10 per­sone fino a 600–100. Alcuni eco­vil­laggi sono più impo­stati sul lavoro della terra e l’autosostenibilità, altri sulla ricerca, altri su una vita molto fru­gale e spar­tana, nei boschi, senza ener­gia elettrica.

Ancor più sor­pren­dente qui il rispetto reci­proco per le diversità .

I bam­bini , nume­rosi, gio­cano tra loro ; c’è il labo­ra­to­rio per i ragazzi dai 14 ai 21 anni, il luogo attrez­zato per bimbi piccoli.

Al primo impatto si respira il clima “beat gene­ra­tion”; più che senso di ribel­lione c’è ope­ro­sità a pas­sione, cuore ed intel­li­genza col­let­tiva che“spera “ e lavora per un mondo migliore, che ama la terra e vuole pren­der­sene cura al meglio. Il titolo è ”fine­stre su un mondo pos­si­bile” e forse come dicono loro il futuro passa da lì.

Ritorno a Oro­sia che è sera .

Penso a Rive , a Zuzù ed alla fra­gi­lità che carat­te­rizza il nostro esi­stere. Fra­gi­lità che diventa, se accet­tata e non deni­grata , un valore etico e di civiltà che ci uni­sce e tra­sforma il mondo. Così le emo­zioni” fra­gili” di Rive come la gen­ti­lezza, la gioia,la mitezza, l’attenzione per l’altro, se rico­no­sciute e per­se­guite, cam­biano le rela­zioni inter­per­so­nali e con l’ambiente, creano un clima di acco­glienza e diven­tano un valore di pace. Così le con­di­zioni “fra­gili”, come quella di Zuzù, di tutte le crea­ture pic­cole, degli anziani, dei malati, dei poveri, degli emar­gi­nati, dei migranti, se accolte e pro­tette, diven­tano il valore di una comu­nità che “si prende cura” .

Anche la spe­ranza è un sen­ti­mento fra­gile che, col­ti­vato, diventa la forza che porta lo sguardo oltre, che ci rimette con­ti­nua­mente in gioco. Diventa, come scrive S.Weil, “L’essenza estrema del coraggio”.

UN DIVERSO STILE DI VITA – “Le Finestre di Orosia”

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Un diverso stile di vita

Susanna Cielo , 13.06.2014 ALIAS

In una casa sulla serra d’Ivrea nasce l’Associazione Orosia. Orosia perchè i ruderi accanto alla casa appartengono ad una chiesetta diroccata dedicata a Santa Orosia. Orosia perchè la vigna dietro la casa , produce l’Erbaluce chiamato Orosia.

Sopratutto il nome ORO-SIA è un auspicio per ciò che è prezioso.

Infatti l’Associazione Orosia si propone come Luogo di Studi e Ricerca sulle relazioni e sugli stili di vita. riflesioni transdisciplinari, a carattere «antropologico», «alla ricerca dell’oro».

Oro inteso non come metallo prezioso, ma come ciò che oggi per le creature umane può essere prezioso e dunque arricchire a livello spirituale e umano. Trovare il modo di declinare nelle vite quotidiane pace, giustizia, uguaglianza, solidarietà. Farle diventare la trama e la bussola dei nostri sogni e progetti personali. In questi tempi in cui l’umanità deve affrontare molte e gravi difficoltà sono necessarie soluzioni a livelli politico ed economico globale. Tuttavia a livello delle nostre vite singole, è importante una riflessione più antropologica e psicologica del vivere degli umani in questa epoca ed una ricerca culturale (intendendo quella attuale anche come una profonda crisi culturale) che ci permetta di affontare «con un senso umano di condivisione» questa trasformazione del mondo.

L’Associazione si propone ricerca sulle relazioni e gli stili di vita: ogni due anni nella casa di Orosia si tiene un convegno dal titolo: Conversazioni in Inverno su «Stili e Progetti di vita». Sono due giorni in cui i relatori, persone invitate, raccontano propri stili e progetti di vita, i più diversi, con intemezzi nelle giornate, in cui gli abitanti della casa, che attualmente coabitano in Cohousing raccontano le proprie peripezie.

A febbraio 2014, si è tenuto il Convegno «Angeli e pepite». Relazioni e stili di vita rappresentano tracce di ponti tra passato e fututo e ci parlano di quella frattura tra il mondo che noi conosciamo e il mondo che sogniamo. Ma non possiamo seguire da soli queste tracce: sono tracce di comunicazione reciproca e patrimonio collettivo: l’associazione Orosia si propone come confronto su queste.

Vado alla casa dell’Associazione Orosia. Desidero guardare dalle finestre di quella casa: cosa si vede di quelle tracce e raccontarlo. Tracce per una mappa, forse di un mondo nuovo, sicuramente una mappa per «cercatori d’oro».

Parto per la Casa di Orosia e da là vi scriverò, dalle «Finestre di Orosia»