NATALE SENZA NEVE ” Le finestre di Orosia”

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Natale senza neve

Susanna Cielo, 10.01.2015 ALIAS

Oggi è vigilia di Natale e qui sulla serra del bianco e del rosso di Babbo Natale neanche l’ombra. Dunque vado a cercarlo: almeno qualche orma di renna. Me ne vado in un’aria nebbiosa e fredda sotto un cielo grafite ornato da trame di rami spogli. Il bosco è scuro e fermo. Il passo avanza su terra dura, con solchi fangosi di trattore. Gracchìo di cornacchie. C’è qualcosa di antico. Percorrere sentieri che uniscono luoghi e persone, è come percorrere storie. Ed in questa mappa di sentieri, luoghi e storie non c’è solitudine: mi sento viva, nel mondo con le altre creature umane. I pensieri scorrono tranquilli. Ripasso nella mente Auguri e doni alle persone care per non dimenticarne qualcuna. Natale è festa cristiana per la nascita di Gesù; per i non credenti è la festa in cui si scambiano doni. Nel Co-housing regali fra noi e ognuno trascorrerà il Natale con la propria famiglia «di sangue», da tradizione. Ormai da tempo abito qui. Bilancio. Vivere «bene» in una casa con altre persone, in famiglia o convivenze, è un grande dono che ci facciamo, anche se costa molto. I legami richiedono attenzione, tempo e cura, altrimenti appassiscono. È come occuparsi dell’orto: bagnare, smuovere la terra, togliere le erbacce. Vivere con le persone è complesso, richiede regole e rispetto di queste, responsabilità, amore e pazienza. Un gruppo sta bene se ognuno dà un po’ più di quanto prende. È vitale affrontare i conflitti, ma che fatica e impegno per arrivare ad un bene comune. Qui a Orosia, il luogo è anche un grande dono. Avevo presente quanto noi si possa trasformare un luogo, ma non sapevo quanto un luogo trasformi noi e permetta di conoscerci meglio. Qui incontro tracce dell’ infanzia, sogni dell’adolescenza, ed ora intuisco la saggezza. E di questo, nel co-housing, c’è chi ringrazia e contraccambia dedicando al luogo cure e bellezza: Lola in queste Feste ha addobbato un pino nella grande cucina e la casa è tutta ninnoli natalizi e dolci fatti in casa. E Aurora, aiutata da Aldo e Nora, si occupa della vigna e della terra componendo armonie tra paesaggio e storia locale del territorio. Di Babbo Natale nessuna traccia. Questo è un Natale povero e triste in Italia e nel mondo. Poca giustizia e ancora guerra. Dal 2014 al 2018 ricorre il Centenario della Prima Guerra Mondiale. Quasi 100 natali fa, nel 1916, Ungaretti, tornato a casa in licenza dal fronte della Prima Guerra Mondiale, scrive la poesia Natale: «Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade/ Ho tanta stanchezza sulle spalle/lasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimenticata/Qui non si sente altro che il caldo buono/ Sto con le quattro capriole di fumo del focolare» Non può fare festa: ha negli occhi e nel cuore le atrocità della guerra. E oggi, di nuovo, ancora guerre. In questo bosco infinito e disabitato, che sto attraversando, chissà quanto dolore di guerra e di umani . Forse neanche Babbo Natale ce la fa più e non verrà. Poi il bosco si assottiglia, Il paesaggio si apre e la strada mi riporta in paese. Nella piazza c’è il mercatino di Natale: canti natalizi, calore di candele colorate, cioccolata calda, oro e rosso, gioia e mistero nei bambini. Lievi sorrisi nei grandi che diventeranno nella notte Babbo Natale, per continuare nelle generazioni la celebrazione di una attesa profonda e infinita di gioia insieme, attraverso il dono. Allora Natale è un abbraccio in noi e fra noi. Allora, io, Babbo Natale continuo a cercarti, aspettarti, crederci, perché racconti di generosità e speranza e per tutti. E aspetto anche la neve.

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